Popillia japonica: un fenomeno che mette a rischio intere produzioni di uva e di frutta
Anche quest’anno, com’era ampiamente prevedibile, registriamo una diffusione preoccupante della popillia japonica nelle piantagioni da frutta e nelle vigne di tutto il Canavese, nelle vicine pianure del vercellese e biellese, da Borgo D’ale verso nord-est, e in espansione preoccupante in molte altre zone del Piemonte.
Siamo di fronte ad una calamità ormai nota che mette a rischio la vocazione eno-gastronomica ed eno-turistica della regione. L’efficacia del piano d’azione attivato dalla Regione Piemonte per il contenimento della diffusione del coleottero, allo stato, non pare offrire esiti confortanti.
Le fotografie scattate in questi giorni in tante vigne e frutteti evidenziano uno scenario desolante. Il coleottero ha completamente azzerato la produzione in una intera piantagione di prugne (80 piante) nei pressi di Masino. Le vigne aggredite restano completamente scheletrizzate e produrranno uva di scarsa qualità. I casi analoghi si contato purtroppo a centinaia. Le trappole posate dalla Regione sono del tutto insufficienti per riuscire contrastare le dimensioni del fenomeno. Garantendo coordinamento e formazione è necessario consentire agli agricoltori di posare le trappole in numero adeguato. Servono più risorse per prevenire e per risarcire chi viene colpito. La Giunta Cirio, forte dell’esperienza degli anni passati, avrebbe dovuto avere maggiore consapevolezza dell’entità dell’infestazione. Per questo ho formalmente richiesto di fissare una specifica Commissione Agricoltura sul punto.
La sottovalutazione del fenomeno aggrava un contesto già di per sé molto critico in particolare per il settore viti-vinicolo. Le eccedenze di produzione dell’Asti docg e di alcuni vitigni delle Langhe e del Monferrato sono una spia di un malessere che non va trascurato. Se analizziamo gli indicatori, dal contesto internazionale alla trasformazione delle abitudini dei consumatori, registriamo una crescente contrazione dei mercati. In questo contesto potrebbero presto essere convolti anche i vini della provincia di Torino, a cominciare dai canavesani (come l’Erbaluce di Caluso docg, il Carema doc e il Canavese doc), da quelli della collina torinese come il Freisa docg e dai tanti vitigni autoctoni del pinerolese e della Val Susa.
Per questo è necessario attrezzarsi per tempo. La Giunta Cirio ha stanziato 1,6 milioni di euro per sostenere i produttori (le giacenze potrebbero essere indirizzate alla filiera dell’acetificazione). Ben venga ma così si tampona solo l’emergenza. Al contrario è necessario mettere a frutto l’esperienza maturata ed assumere impegni precisi con risorse certe ed azioni preventive sulla produzione.
Lo dobbiamo ai tanti agricoltori – penso ai giovani in particolare – che hanno deciso di investire la propria vita nell’amore per la terra.

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